Quando il reddito cala all’improvviso, l’ISEE ordinario non basta più
L’ISEE ordinario guarda ai redditi di due anni prima. Quando un lavoro si interrompe o le entrate calano in modo netto, l’ISEE corrente permette di aggiornare la fotografia alla situazione di oggi.
Gentile lettrice, gentile lettore,
L’ISEE è uno strumento pensato per misurare la situazione economica di una famiglia, ma ha un limite che chiunque abbia vissuto un cambiamento improvviso conosce bene: l’attestazione ordinaria si basa sui redditi di due anni prima. Un ISEE presentato nel 2026 considera, cioè, i redditi del 2024.
Per molte famiglie questo non è un problema, perché le entrate restano abbastanza stabili. Ma quando un contratto non viene rinnovato, un’attività chiude o un sussidio si interrompe, il quadro di due anni prima può essere molto lontano da quello attuale. Per questi casi la normativa prevede l’ISEE corrente.1
Che cosa cambia rispetto all’ISEE ordinario
L’ISEE corrente non è un indicatore alternativo, costruito da zero. È un aggiornamento dell’ISEE ordinario: parte da un’attestazione ordinaria già valida e sostituisce la parte relativa ai redditi con quelli più recenti, di norma quelli dei dodici mesi precedenti la richiesta.
Per chi aveva un lavoro dipendente a tempo indeterminato che si è interrotto, è prevista anche la possibilità di considerare i redditi degli ultimi due mesi, riportati su base annua. In presenza di variazioni rilevanti del patrimonio, inoltre, le regole consentono in alcuni casi di aggiornare anche questa componente. Sono dettagli tecnici, che un CAF o le istruzioni dell’INPS aiutano a valutare caso per caso.
Quando si può chiedere
L’ISEE corrente può essere richiesto quando, per almeno un componente del nucleo, si verifica una di queste situazioni:1
- una variazione dell’attività lavorativa: perdita del lavoro dipendente, sospensione o riduzione dell’orario, cessazione di un’attività autonoma svolta in modo continuativo;
- l’interruzione di trattamenti previdenziali, assistenziali o indennitari non rilevanti ai fini IRPEF, come alcune prestazioni di sostegno;
- una riduzione del reddito complessivo del nucleo superiore al 25% rispetto a quello considerato nell’ISEE ordinario.
Le condizioni sono alternative: ne basta una. La terza è stata aggiunta in un secondo momento proprio per coprire i casi in cui le entrate si riducono senza che ci sia un evento preciso come un licenziamento, per esempio per un calo dei compensi di un lavoratore autonomo.
Quanto dura
L’ISEE corrente ha una validità di sei mesi dalla presentazione del modulo. C’è però un’eccezione importante: se nel frattempo la situazione lavorativa cambia di nuovo, per esempio perché si trova un nuovo impiego, o se inizia a essere percepito un trattamento, l’ISEE corrente va aggiornato entro due mesi dalla variazione.2
Resta poi da tenere d’occhio l’ISEE ordinario su cui l’attestazione corrente si appoggia, che scade il 31 dicembre: chi chiede l’ISEE corrente in autunno farà bene a verificare con il CAF o con l’INPS come comportarsi a inizio anno. Della scadenza di fine anno parliamo in perché un ISEE scaduto blocca più aiuti di quanto si pensi.
Senza un ISEE ordinario valido non si può ottenere un ISEE corrente. Se non è stato ancora presentato, la DSU ordinaria e il modulo per l’ISEE corrente si possono predisporre anche nello stesso momento.
Quali documenti preparare
La richiesta si presenta con un apposito modulo sostitutivo della DSU, online sul sito dell’INPS oppure tramite un CAF. Oltre ai dati già presenti nell’ISEE ordinario, servono di solito:
- la documentazione della variazione: comunicazione di cessazione del rapporto, contratto a termine scaduto, provvedimento di sospensione o riduzione dell’orario;
- le buste paga o le certificazioni dei redditi da lavoro dei dodici mesi precedenti;
- la documentazione di eventuali prestazioni percepite nello stesso periodo, come l’indennità di disoccupazione;
- per i lavoratori autonomi, i dati sui ricavi e sui compensi dei dodici mesi, al netto delle spese sostenute.
Per un aiuto nella raccolta e nella compilazione si può leggere cosa fa davvero un CAF per l’ISEE: anche per l’ISEE corrente l’assistenza non dovrebbe avere costi per chi la richiede.
Un esempio con numeri di fantasia
Prendiamo una famiglia di tre persone: due genitori e un figlio. Nel 2024 un genitore aveva un lavoro dipendente a tempo pieno, l’altro un impiego part-time. Nel marzo 2026 il contratto del primo si interrompe e inizia a percepire l’indennità di disoccupazione. A settembre la famiglia valuta l’ISEE corrente.
La tabella confronta soltanto la componente reddituale considerata nei due casi. Non mostra il valore ISEE finale, che dipende anche dal patrimonio, dalle franchigie e dalla scala di equivalenza.
| Voce di reddito | ISEE ordinario 2026 (redditi 2024) | ISEE corrente (ultimi 12 mesi) |
|---|---|---|
| Lavoro dipendente, primo genitore | 28.000 € | 14.000 € |
| Indennità di disoccupazione | – | 5.500 € |
| Lavoro part-time, secondo genitore | 5.000 € | 5.000 € |
| Reddito considerato | 33.000 € | 24.500 € |
In questo caso la famiglia rientra nella prima condizione, perché c’è stata una perdita del lavoro. Ma anche guardando solo i numeri, il reddito considerato scende di circa un quarto abbondante: oltre la soglia del 25%. Con lo stesso patrimonio, un reddito più basso porta di regola a un indicatore più basso, che può cambiare la fascia di alcune prestazioni.
Il calcolo vero, però, lo fa l’INPS. L’esempio serve solo a mostrare perché, dopo un cambiamento di questo tipo, la fotografia di due anni prima può non rappresentare più la famiglia.
Dove può fare la differenza
L’ISEE corrente può essere usato per le stesse prestazioni che richiedono l’ISEE ordinario, nel periodo in cui è valido. Tra queste ci sono l’Assegno unico, il bonus sociale per le bollette, di cui parliamo in lo sconto in bolletta che arriva senza domanda, e molte tariffe comunali per mensa, nido o trasporto scolastico.
Alcune misure assegnate d’ufficio considerano invece l’ISEE presente nelle banche dati in un momento preciso, stabilito dalle rispettive regole: per questo vale sempre la pena leggere le condizioni della singola prestazione, come facciamo per esempio nell’articolo su come funziona la Carta Dedicata a Te.
Il punto da non perdere di vista
L’ISEE corrente non è un modo per abbassare l’indicatore a piacere: è uno strumento previsto per chi ha avuto un cambiamento reale e documentabile. Se la situazione rientra in uno dei casi previsti, aggiornare l’ISEE permette alle prestazioni di tenere conto delle entrate di oggi. Sei mesi di validità, l’obbligo di aggiornamento in caso di nuove variazioni e la documentazione a portata di mano sono le tre cose da tenere presenti.
- Normattiva — DPCM 5 dicembre 2013, n. 159 (regolamento ISEE) — disciplina dell’ISEE corrente e successive modifiche
- INPS (sito istituzionale) — sezione «ISEE corrente»: condizioni, modulo sostitutivo, durata e aggiornamento
- Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (sito istituzionale) — sezione «ISEE»: quadro normativo e indicazioni generali sull’indicatore
Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e riflette le informazioni ufficiali disponibili al 22 settembre 2026. Non costituisce consulenza fiscale, legale o previdenziale. Gli importi riportati sono indicazioni generali o esempi illustrativi, non una previsione del singolo caso. Requisiti, importi e scadenze possono cambiare: per la propria situazione fanno fede INPS, il Comune di residenza, un CAF o un professionista abilitato.
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