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Sostegni, spesa e bilancio di casa · esce il martedì
Spesa · Lettera n. 42 · 6 min di lettura
Oggetto:

Il numero piccolo sull’etichetta che dice quanto paghi davvero

Accanto al prezzo grande ce n’è sempre uno più piccolo: il prezzo per unità di misura. È obbligatorio, ed è l’unico che permette di confrontare davvero due confezioni diverse.

Due confezioni di pasta confrontate tra le mani in corsia
Fig. — Due confezioni di pasta confrontate tra le mani in corsia. Immagine illustrativa.

Gentile lettrice, gentile lettore,

In corsia lo sguardo va quasi sempre al numero più grande dell’etichetta: quello che si paga alla cassa. Eppure, subito sotto o accanto, c’è un secondo numero, scritto più in piccolo, che racconta un’altra cosa. Non dice quanto costa la confezione, ma quanto costa un chilo, un litro o un pezzo di quel prodotto.

È un dettaglio che molti trascurano, ma è lo strumento più semplice che esista per capire se una confezione conviene rispetto a un’altra. In questa lettera vediamo da dove viene questo obbligo, come si legge e in quali casi può riservare qualche sorpresa.

Un obbligo che vale in tutta l’Unione europea

L’indicazione del prezzo per unità di misura non è una cortesia del negozio. È prevista dalla Direttiva 98/6/CE, che impone di esporre, per i prodotti offerti ai consumatori, sia il prezzo di vendita sia il prezzo per unità di misura.1

In Italia la direttiva è stata recepita con il decreto legislativo 84/2000; le regole sono poi confluite nel Codice del Consumo (decreto legislativo 206/2005), nella parte dedicata all’indicazione dei prezzi.2 Il principio è chiaro: il consumatore deve poter confrontare i prezzi in modo semplice, anche quando i prodotti hanno formati diversi.

La norma prevede alcune eccezioni, per esempio quando il prezzo per unità coincide con il prezzo di vendita, come accade per molti prodotti venduti sfusi a peso. Per la grande maggioranza dei prodotti confezionati sugli scaffali, però, il secondo numero deve esserci, ed essere leggibile.

Come si legge il cartellino

Sul cartellino dello scaffale si trovano di solito tre informazioni: il nome del prodotto con il formato (per esempio «500 g»), il prezzo della confezione e il prezzo per unità di misura, spesso accompagnato da una dicitura come «€/kg» o «prezzo al kg».

Il calcolo è semplice. Se una confezione da 500 grammi costa 1,20 euro, il prezzo al chilo è 2,40 euro: si divide il prezzo per il peso e si riporta tutto a un chilo. Non serve farlo a mente, perché il negozio deve già indicarlo. Serve però abituarsi a guardare quella riga prima di scegliere.

Da ricordare

Il prezzo della confezione dice quanto si spende oggi. Il prezzo al chilo dice quanto costa davvero il prodotto. Per confrontare due articoli, conta il secondo.

Chilo, litro o pezzo: dipende dal prodotto

L’unità di misura cambia secondo il tipo di prodotto, ed è importante confrontare sempre grandezze omogenee.

  • Al chilo: pasta, riso, farina, formaggi, carne, biscotti e in generale gli alimenti solidi venduti a peso.
  • Al litro: latte, acqua, olio, succhi, bevande e prodotti liquidi, compresi molti detersivi.
  • Al pezzo o per unità: prodotti venduti a numero, come uova, rotoli di carta o capsule. In alcuni casi, per i detersivi, si trova anche il prezzo «per lavaggio».

Il punto delicato è proprio questo: due prodotti simili possono essere indicati con unità diverse. Un detersivo liquido al litro e uno in capsule al pezzo non si confrontano direttamente; conviene allora ragionare su quante volte si usa ciascuno.

Il peso sgocciolato, quello che conta per i prodotti conservati

Per tonno all’olio, legumi in scatola, sottaceti, olive in salamoia o frutta sciroppata, l’etichetta riporta due pesi: il peso netto, che comprende anche il liquido di governo, e il peso sgocciolato, cioè la parte solida che si mangia davvero. L’obbligo di indicare il peso sgocciolato è previsto dal regolamento europeo sull’informazione alimentare.3

Per questi prodotti, il prezzo per unità di misura dovrebbe fare riferimento al peso sgocciolato. È una differenza tutt’altro che piccola: una scatola di legumi da 400 grammi può contenerne, per esempio, 240 di prodotto sgocciolato. Due scatole con lo stesso peso netto possono quindi contenere quantità diverse di alimento.

Quando si confrontano due prodotti conservati, vale la pena girare la confezione e cercare la dicitura «peso sgocciolato»: è lì che si capisce quanto cibo si porta a casa.

La confezione grande non sempre costa meno

Si tende a pensare che il formato famiglia sia automaticamente il più conveniente. Spesso è così, ma non è una regola. Capita che il formato intermedio abbia un prezzo al chilo più basso di quello grande, oppure che una confezione piccola in promozione superi entrambe.

Ecco un confronto tra tre formati dello stesso tipo di prodotto. I prezzi sono inventati, servono solo a mostrare il ragionamento.

FormatoPrezzo confezionePrezzo al chiloOsservazione
Confezione da 500 g1,40 €2,80 €/kgSpesa più bassa alla cassa, costo al chilo più alto
Confezione da 1 kg2,30 €2,30 €/kgIn questo esempio, il formato più conveniente
Confezione da 3 kg7,50 €2,50 €/kgPiù grande, ma costa di più al chilo del formato da 1 kg
Esempio illustrativo con prezzi di fantasia: non si riferisce a prodotti, marchi o negozi reali.

In questo esempio il formato da tre chili, che sembra il più vantaggioso, costa in realtà più di quello da un chilo. Senza guardare il prezzo al chilo, sarebbe stato difficile accorgersene.

C’è poi un secondo aspetto: anche quando il formato grande costa meno al chilo, conviene solo se il prodotto viene consumato prima che si deteriori. Per alimenti che si conservano a lungo, come pasta o riso, il problema quasi non si pone; per prodotti freschi o già aperti, una confezione troppo grande rischia di finire in parte nella spazzatura.

Gli errori più comuni nel confronto

Anche con il prezzo al chilo sotto gli occhi, è facile sbagliare. I casi più frequenti sono pochi e si evitano con un po’ di attenzione.

  • Confrontare unità diverse: un prezzo al chilo con uno all’etto, o un prezzo al litro con uno al chilo.
  • Dimenticare il peso sgocciolato per i prodotti in scatola o in vasetto.
  • Leggere il cartellino sbagliato: sugli scaffali affollati il cartellino può riferirsi al prodotto accanto. Se c’è un dubbio, il prezzo applicato alla cassa si può verificare sullo scontrino.
  • Trascurare la promozione: un prezzo in offerta cambia il prezzo al chilo, che va rifatto con il nuovo importo. Ne parliamo nella lettera su quando il 3x2 conviene davvero.

Un piccolo gesto che si porta in ogni spesa

Il prezzo per unità di misura non serve a spendere meno in automatico, ma a scegliere sapendo cosa si sta pagando. Bastano pochi secondi davanti allo scaffale: guardare la riga piccola, controllare che l’unità sia la stessa, ricordarsi del peso sgocciolato per i prodotti conservati.

Abbinato a una lista preparata a casa, è uno degli strumenti più semplici per tenere sotto controllo la spesa di tutti i giorni. Per chi vuole organizzarsi, la lettera dedicata alla lista della spesa settimanale propone un metodo pratico. E per le famiglie che ricevono un contributo destinato agli alimenti, come la carta descritta nella lettera su come funziona la Carta Dedicata a Te, confrontare il prezzo al chilo aiuta a usare con attenzione ogni euro disponibile.

Cordiali saluti
La redazione di Natrashka
Lettera del martedì
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Fonti
  1. EUR-Lex — Direttiva 98/6/CE sulla protezione dei consumatori in materia di indicazione dei prezzi — obbligo di indicare prezzo di vendita e prezzo per unità di misura
  2. Normattiva — Codice del Consumo (D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206) — disciplina italiana dell’indicazione dei prezzi per unità di misura
  3. EUR-Lex — Regolamento (UE) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori — quantità netta e peso sgocciolato (allegato IX)

Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e riflette le informazioni ufficiali disponibili al 2 ottobre 2026. Non costituisce consulenza fiscale, legale o previdenziale. Gli importi riportati sono indicazioni generali o esempi illustrativi, non una previsione del singolo caso. Requisiti, importi e scadenze possono cambiare: per la propria situazione fanno fede INPS, il Comune di residenza, un CAF o un professionista abilitato.

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